giovedì 2 agosto 2012

Tre mucche al matrimonio.

Rodrigo e Calandra erano due giovani promessi sposi che si stavano per unire in matrimonio nella chiesetta di paese di New York City Boy.
Tutto era pronto, banchetto, sedie, tavoli, il banchetto, l’altare, la torta, trionfo di prosciutto in salsa di melone e salsa di prosciutto in profumo di cotone.
Tutto perfettamente pronto e apparecchiato come fosse un matrimonio splendido.
All’improvviso tre mucche, arrabbiate come tori, irruppero nella festa, infuriate poiché nessuno le aveva invitate.
Per riparare, i genitori degli sposi le fecero accomodare al tavolo delle zitelle, il solito tavolo buio e triste senza fiori e candele profumate. Tanto, dicevano, quelle chi le vede?
Renzo, il fotografo del matrimonio, volle immortalarle in una foto di gruppo, ma il flash fu talmente forte che morirono carbonizzate.
In sala si diffuse, così, un sublime profumo di barbeque.



martedì 31 luglio 2012

Il lupo e la luna.

Se c’è un animale che ulula veramente benissimo è sicuramente il lupo.
Gli viene quasi naturale.
Quel lunedì il lupo Pino era perseguitato da una piccola farfallina che lo inseguiva inferocita.
E tutti sappiamo quanto possano essere moleste le farfalle inferocite.
Il lupo Pino era davvero spaventato.
Ma la farfalla imperterrita lo inseguiva malevola e astiosa.
Nessuno seppe mai la ragione di questa inimicizia tra il lupo e la farfalla, ma tutti conoscevano il legame che univa il lupo alla criminalità organizzata, che decise di intervenire murando la farfallina all’interno di una colonnina di cemento.
Quanto conta, a volte, avere le amicizie giuste.


giovedì 26 luglio 2012

Il gigante e la bambina.

Lassù sui monti Luciani viveva un gigante dal nome esotico: Gigante.

Non aveva amici perché tutti lo trattavano con indifferenza facendo finta di non notarlo, e lui che si sentiva superiore non li curava, lasciandoli morire di infanzia e inimicizia.
Solo una bambina gli era amica e il suo nome era Lorezia.
Lorezia voleva un sacco di bene al gigante, ricambiata.
Si preoccupava sempre molto per lui. 
Gigante stai bene?
Vuoi un po’ di pasta?
Ti porto del maiale?
Hai fame?
Stai bene?
Hai sete?
Hai sonno?
Hai qualcosa?
Posso aiutarti in qualsiasi modo?
Hai voglia di un po’ di melanzane?
Una sogliola?
Vuoi un giornale e o un libro?
Ti porto una televisione?
Il gigante Gigante, stufo di tutte quelle domande, la schiacciò con il suo piedone.

martedì 24 luglio 2012

Loculista senza apostrofo.

C’era una volta un uomo chiamato Marionetto. Di lavoro faceva l’oculista.
Per un banale disguido all’ufficio del lavoro, però, risultava Loculista.
Tutti quanti erroneamente pensavano si occupasse di vendere loculi nei cimiteri, quando invece il povero Marionetto era specializzato in cataratte.
Che disgrazia immane.
Tutti lo chiamavano a tutte le ore per chiedere di loculi in offerta, i 3 per 2, e gli sconti famiglia.
Lui invece si intendeva di occhi.
Esasperato, indignato, furente e furetto, in preda alla disperazione, un giorno pensò bene di uccidersi tagliandosi fortemente i capelli.
E morì.
Così.

venerdì 13 luglio 2012

Dama Verona e il vestito senza filo.

Verona era una dama che viveva nella corte del duca Avellino da Sirmione nei pressi di Napoli.
La mamma di Verona, Genova, le aveva insegnato a cucire senza filo.
Come potesse accadere questo prodigio non è dato a sapersi.
Fatto sta che ogni vestito che confezionava con le sue mani era uno splendore ricco di magia.
Una sera Verona e Avellino da Sirmione furono invitati a Sirmione alla grande festa tenuta nella tenuta del conte Massa Carrara.
Preparò per sé un vestito lungo e per il duca un vestito lungo, dato che era inverno pieno e freddo freddo.
Così, Verona di Genova, da Napoli, partì con Avellino da Sirmione per Sirmione verso Massa Carrara.
Quella sera tutto era stupendo a parte il fulmine che colpì Verona facendola cadere rovinosamente su Avellino e provocando la tragedia che tutti noi possiamo immaginare.

mercoledì 11 luglio 2012

La mosca marrana.


Ci sono degli insetti che danno fastidio solo a pensarli.
Nella antica città di Gimmefive c’era un vecchio detto articolato ma intelligente: “mai aprire le finestre”!
La città era infatti totalmente infestata dagli insetti più brutti, molesti e grattacapi della storia recente e contemporanea.
Fior di storici appassirono alla vista di cotanti insetti.
Avevano dei pungiglioni acutissimi e lunghissimi e tutti si barricavano in casa per non farsi pigliare.
Tutti tranne Vilipendio, il giovane fabbro marocchino.
Il nostro novello Nerone bruciò l’intera città per debellare il male e insieme al male le vittime.
Un disastro di proporzioni immani ma di pregevole impatto mediatico.

martedì 10 luglio 2012

La storia del drago che visse nel paese ignifugo.

In Renania viveva un drago felice da almeno milleduecento generazioni.
Dalla felicità sputava fuoco ovunque, cosa che costrinse la gente a costruire un paese ignifugo.
Non fu facile perché il drago sputava un fuoco davvero caldo, non come i fuochi normali che si sentono in giro quando si cammina.
Questo fuoco era davvero bollente, roba che ci si poteva anche bruciacchiare.
Tutti temevano il drago, tranne Rocchino, il bimbo buono e ignifugo, che amava parlare col drago senza sosta o divieto di fermata.
Davvero un drago, il bambino che parlava col drago.
Il bimbo Rocchino gli strinse anche la zampa in segno di amicizia.
La cosa però fece infezione e il drago morì di colpo.
Proprio da un momento all’altro.
Così.

lunedì 9 luglio 2012

Il pavone vanitoso.


Un giovedì di mille anni fa, a febbario inoltrato (quasi aprile), tutti i contadini delle campagne contadine si riunirono nella più grande fiera di animali della contea.
Chi portava un gatto, chi un cane, chi un topo, chi un gallo, ma soprattutto il piccolo Chi portò un pavone.
Chi era un bambino cresciuto all’ombra del Vesuvio, quindi molto pallido ma pieno di polvere.
Chi, nome celtico di origine abruzzese, crebbe questo pavone dalle piume colorate con molto amore e pane secco.
C’era però un problema. Questo pavone se la tirava tantissimo, come fosse l’unico pavone sulla faccia della Terra, anche se mille anni fa, non è che la faccia della Terra fosse poi ancora così grande.
Eppure questo pavone si vantava e si vantava e si vantava che alla fine tutti lo lasciarono solo come un pollo.
Ma lui, essendo un pavone, ebbe una crisi d’identità e morì.

venerdì 6 luglio 2012

La regina va al mare e il re va in montagna.


Chi l’ha detto che bisogna andare sempre d’amore e d’accordo?
Chi?
Certe cose proprio non si sanno.
Nello stato di Carcassa, il re e la regina Carcassa non andavano affatto d’accordo.
Uno diceva: “Che ore sono”?
E l’altra rispondeva: “No grazie, non ho fame”.
Proprio non si capivano.
Così il re un giorno se ne andò in vacanza al mare e la regina in montagna, convinti di andare in vacanza insieme.
Bella sciocchezza!
Arrivati a destinazione non riuscivano a trovarsi.
Si cercarono e si cercarono e si cercarono ma niente.
Non ci fu verso.
Di loro non si seppe più nulla.
Anzi, si seppe qualcosina ma nulla di importante.
Quisquiglie.

martedì 3 luglio 2012

L'uccellino Oibò e la strega Vacacà.


Nel bosco Pignoletto, viveva un tenero uccellino.
Renzo Piano gli aveva progettato un nido uso abitazione, vista mare, termoautonomo, ampio parcheggio, posizionato su un ramo molto somigliante a quello che volge verso il lago di Como.
L'uccellino, sempre allegro e felice, si chiamava Oibò, poiché era continuamente triste.
Un giorno incontrò la strega Vacacà che gironzolava con la sua scopa tra gli arbusti.
L'uccellino la guardò e implorante le chiese: “Strega, mi chiamo Oibò. Potresti rendermi felice?”
La strega lo uccise a colpi di scopa dicendo: “Così impari a chiamarmi Strega! Io sono solo una dimostratrice di scope!”
Oibò fece Oibò e morì.
Poi, cadendo dal ramo si fece male e morì.

lunedì 2 luglio 2012

Di venere e di marte non si sposa e non si parte.

I proverbi hanno sempre un fondo di verità.
Chi va con lo zoppo va sano e va lontano.
Una rondine non fa una piega.
Se il buongiorno si vede dal mattino, la notte porta consiglio.
Non tutti i mali vengono al pettine.
Ma soprattutto Di venere e di marte non si sposa e non si parte.
La sposa Stefania Patata Novella volle però sposare a tutti i costi il suo sposo Rosario Macello sia di venerdì che di martedì, “tanto a me della cattiva sorte non importa poroprio nulla”, diceva, sprezzante del pericolo.
Ma avevano solo 20 anni. Era innocente e sprovveduta.
Ma i proverbi non mentono mai.
Una gran maledizione li colpì immantinente.
Furono costretti a vivere insieme fino ai 140 anni.
Stanchi, stufi e spenti, decisero di togliersi la vita insieme partecipando ad un concorso a premi con in palio una coltellata.

mercoledì 27 giugno 2012

Il principe bruttissimo e la scarpetta.


C'era una volta un principe bruttissimo, talmente brutto che nemmeno i rospi volevano baciarlo.
Era più brutto di una palude puzzolente marrone piena di topi morti e di rane velenose morte di sifilide fulminante morta.
Era proprio orribile.
Una sera a palazzo il re prese il principe da parte, indossò i guanti e strattonandolo con ribrezzo gli disse: “Tu sei brutto! Sbrigati o morirai!”
Il principe, udite quelle parole sagge e intelligenti, decise di cercare la sua sposa, girando per tutte le case del reame con una scarpa in mano.
Quando bussava nessuno gli apriva perché pensavano: “Ma chi è costui così brutto con una scarpa in mano? Sarà un pazzo? Non bisognerebbe riaprire i manicomi? Non bisognerebbe riaprire le case chiuse?”
Ma il principe non si dette per vinto.
Dopo lungo peregrinare, infatti, una anziana signora gli aprì la sua casa, poi infilò gli occhiali e visto quant'era brutto gli gettò violentemente uno zoccolo di ferro in mezzo alla testa uccidendolo nel giro di una buona mezz'oretta.

martedì 26 giugno 2012

Gianni il giaguaro.

Nel caldo deserto del Sahara, viveva un giaguaro chiamato Gianni, proprio perché guardandolo aveva la tipica faccia da Gianni.
Un giorno il giaguaro stava facendo una delle sue camminate digestive.
Guardandosi attorno disse: “Però, qui oggi non c’è un’anima viva!”
Ma degli uomini appostati in gran segreto dissero: “Orpo, un giaguaro che parla!”
Lo catturarono, piazzando una tagliola a forma di donna nuda.
I bracconieri dapprima lo vendettero allo zoo di Unghia, la capitale occidentale di Gamba, poi lo usarono in tv come pubblico dei programmi della domenica per generare polemiche e scandali di cui parlare con gli psicologi dai capelli lunghi.
Alla fine però fu arrostito alla sagra del giaguaro di Rovinate di Sotto in provincia di Milano.
Un panino due euro. Tre panini, cinque.

venerdì 22 giugno 2012

La bacchetta magica di Fata Roberta.


Fata Roberta aveva una bacchetta magica.
Tutti volevano vedere la bacchetta.
Tutti volevano appurare la veridicità di questa bacchetta.
Ben Presto, però, si scoprì che non si trattava di una bacchetta magica, bensì di una barchetta magica, cosa ben diversa.
Avevano capito male tutti quanti.
Secondo un’altra parte politica, era lei che si era spiegata male.
Già, era colpa sua.
Tempo un paio d’ore e la misero alla forca.
Gran brutta fine per Fata Roberta, che poi non era neanche fata, ma fava, fava Roberta.
Era in realtà un legume.
Alla forca il legume!

mercoledì 20 giugno 2012

La dolce fiaba delle 7 bandiere.

Quando una bandiera svetta in cielo è sempre una festa per i bambini.
Quel giorno la bandiera al vento non era una, non due, non tre, non dieci, non quattro, non tre, non undici, non cinque, ma ben sette! Non sei!
I bambini esplosero di felicità, macchiando di sangue tutte le bandiere che comunque si asciugarono al vento.

lunedì 18 giugno 2012

La regina e gli scacchi.


C’era una volta una regina che non riusciva mai a vincere ad un gioco di società, dal ramino alla dama.
Nonostante le sue serve e le sue donne di compagnia facessero di tutto per perdere o per farla vincere, lei proprio non riusciva.
E questa disdetta continua era fonte di grande dolore, acredine e tristume.
Perdeva a carte, ruote delle fortune, enalotti, cacce ai tesori, lippe, palle avvelenate, bolle di sapone, tric trac e sbaraglino.
Non c’era niente da fare.
Era proprio sventurata.
Ma un giorno l’inventore di corte, Martino Redditizio, che ne sapeva una più del diamine, inventò appositamente per lei il gioco degli “scacchi a uno”.
Era matematicamente impossibile perdere.
La regina infatti finalmente poté cominciare a giocare felice e raggiante, almeno fin quando, perseguitata dalla sfortuna, perse ancora, piangendo lacrime amare che nel giro di poco diventarono acide e le corrosero la faccia.

giovedì 14 giugno 2012

Il gatto nero con una vita in più.


Nel mondo ci sono un milione di gatti.
Se contiamo un milione di gatti per 7 vite ciascuno, si arriva a 7 milioni di vite. Una cifra spaventosa se ci pensate.
Ma c’era un gatto che aveva una vita in più.
Gatto Mazzo, il gatto fortunato.
Però anche lui cominciò a perdere vite.
Una la perse al bar, in una scommessa.
La seconda la perse in qualche zaino.
La terza sotto una macchina.
La quarta in un buco.
La quinta per guida in stato d’ebbrezza.
La sesta gli fu confiscata dalla finanza.
La settima la perse ai dadi.
Ma tanto”, disse, “ne ho un’ottava!”
Povero gatto Mazzo.
Era tutto uno scherzo.
Un pesce d’aprile.
Uno scherzo da prete.
Non c’era nessuna ottava vita.
Mazzo morì di crepacuore.
Però lo scherzo bisogna ammettere che riuscì benissimo!
Avercene di scherzi così.

mercoledì 13 giugno 2012

La pecora in vacanza.


Quando una pecora va in vacanza tutto il mondo le sorride.
Le farfalle volano.
Gli uccellini cinguettano.
Il vento soffia.
Le gambe tremano.
Le malattie avanzano e la morte arriva.
Inesorabile.

domenica 10 giugno 2012

Linda e la tartaruga.

C’era una volta una tartaruga che viveva nella casa della piccola Linda, una bambina educata e sempre ben vestita, intestataria di una vasta tenuta di roveti di more.
La tartaruga era davvero vecchia e anzianissima.
Qualcuno era pronto a sostenere che avesse duecento anni, chi diceva trecento.
I bagarini la davano vecchia 10 a 1.
Tutti, chi più chi meno, pensavano fosse vecchia.
Invece la tartaruga era solo vestita in maschera, perché le piaceva fare questi scherzi alla gente.
Una vera tartaruga simpatica con tanto di diploma e certificazione Iso.
Ma era lenta nei suoi scherzi, tant’è che questa cosa che in realtà era giovane e mascherata si scopri tardissimo, che era già morta.
Ma anche quello era uno scherzo, e tutti risero con lei.
Anche la tartaruga rise.
Ma in realtà era uno scherzo perché le tartarughe non ridono.
Aveva solo un registratore acceso nella pancia.
Che forte questa tartaruga! Gabbava tutti in continuazione.
La piccola Linda, che doveva essere coprotagonista della storia, stanca di avere una parte marginale la uccise.
Be’, anche Linda aveva il suo perché.

venerdì 8 giugno 2012

Pirù, lo gnomo sfortunato.

Nel bosco di Franchezza, viveva lo gnomo Pirù, il più basso degli gnomi perché alto circa un centimetro e mezzo.
In tutta Franchezza tutti lo conoscevano come lo gnomo che non finiva le parole.
Infatti, per un problema verbale ereditato da nonna Pacchia, Pirù non era in grado di parlare correttamente.
Una sera andò da mastro Cane a fare la spesa. Gli disse: “Caro Mastro Cane, mi servirebbero per piacere due arance gnome, quattro bacche, un secchio d’acqua fresca, un crine d’asina e del latte di birra.”
Il mastro Cane non capì nulla del suo discorso, ma proprio niente.
Era evidente che Pirù non parlava bene.
Così Pirù gli chiese, scandendo bene le parole: “Mastro Cane, devo forse ripetere quello che le ho appena detto?”
Mastro Cane lo guardò storto.
Povero Pirù, che non si capisce nulla di quello che dice.
Il sindaco di Franchezza, Franchino Carate Brianza, lo soppresse con la ‘nduja calabra.

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