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venerdì 15 marzo 2013

Il flautista incantatore


Non ci sono giornate più cupe e fastidiose delle giornate di pioggia.
Il flautista Gargaleo, figlio e padre al tempo stesso di Turgidosio, decise di dire basta a questa pioggia così brutta e antipatica e acida.
Disse: “Ora ne ho veramente abbastanza della pioggia. Ho finito tutta la pazienza che avevo messo da parte per la mia futura moglie. Ora basta, alla pioggia e alla moglie!”
Così uscì col suo flauto e cominciò a spifferare delle sinfonie magiche che da subito sortirono un effetto nullo.
Ma proprio niente.
Più suonava e più non succedeva veramente nulla.
Il vuoto totale.
Stanco e depresso, incontrò casualmente la donna della sua vita, Calorosa da Belluno.
Ma Gargaleo sfortunatamente aveva terminato ogni forma di pazienza, quadrata o tonda che fosse.
Per cui la mandò a quel paese. E lei ci andò volentieri.
Lui invece rimase solo col suo flauto che privo di ogni tipo di riconoscenza non lo riconobbe e se ne andò con un altro flautista.
A Gargaleo rimase solo la morte e subito dopo la vecchiaia.

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domenica 10 febbraio 2013

La triste storia di Calamito.


Calamito era un bimbo buono e diligente, caratteristiche tipiche di tutti i bimbi nati in ospedale, che contrariamente a quelli nati in casa non godono di infermiera.
Calamito aveva una dote senza pari: sapeva disegnare dei cerchi perfetti senza la minima traccia di centro.
Anche a volerlo cercare non c’era, ma proprio niente.
Tutti i bimbi del paese lo acclamavano festanti e gli dicevano di farsi vedere, che non era normare quella cosa, che forse aveva dei problemi psichici pazzeschi tipo abbandono di cani o mancanza di affetto da parte di padre e di madre.
Mille feste per Calamito che invece non accolse bene quelle lusinghe e quei complimenti e decise di fare una vacanza per staccare un po’ la testa, cosa che avvenne fisicamente in un’isola delle Fragoline, nel cattivissimo arcipelago delle Barbadoge.

martedì 18 dicembre 2012

Giovannino e la sua barchetta.

Nel paese di Chiesa di Sotto viveva un tenero vecchietto gentile dai modi cordiali di nome Giovannino.
Sin da piccolo aveva imparato l’amore per il mare e per le barche.
Suo padre infatti, il signor Rapone, gli regalò una barchetta, che pian piano crebbe con Giovannino diventando prima peschereccio e poi yacht, con tanto di equipaggio e servitù.
Giovannino però non poté mantenere tutta quella manovalanza e gentaglia, per cui fece la voce grossa e disse: “Gentili signori, scusate per la voce grossa ma oggi va così”.
Così Giovannino, abbandonò la nave che rimase praticamente in balìa di se stessa. Fece armi e bagagli e se ne andò.
Purtroppo le armi erano cariche.

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