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mercoledì 17 settembre 2014

L'anello magico

Quale regina è degna di definirsi tale se non è carica e oltremodo impreziosita da gioielli di varie carature e misure.
E' qui che comincia la nostra storia, la favola della regina Ragadè e dell'anello magico.
Un anello comune, avremmo detto a prima vista. In realtà quell'anello tutto d'oro tempestato di brillanti della Norvegia non era altro che una vera e propria macchina realizza-desideri.
Presa dalla stanchezza e dalla noia di palazzo, infatti, un giorno la regina disse ad alta voce: "Che noia. Sono presa dalla stanchezza e dalla noia di palazzo. Quanto vorrei per me un dolce cagnolino che mi facesse le fusa come un dolce gattino".
L'anello si illuminò immediatamente di un azzurro splendente, cominciando ad emettere scintille multiformi, una delle quali bruciò il dito della regina sfigurandole per sempre il viso.
Da allora la regina Ragadè fu chiamata regina Facciavacca, e nessuno osò più parlarle da quanto era brutta e inguardabile.
La regina, presa dalla disperazione, riuscì a sopravvivere alla morte, morendo però subito dopo.



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mercoledì 5 settembre 2012

Il principe cane e la regina slovacca.

Nella lontana terra di Germinario, c’era un principe con la faccia di cane e sua mamma, la regina Slovacca proprio non se ne faceva una ragione.
Come poteva un bel ragazzo come il suo figliolo avere quella brutta faccia di cane?
“Che fare?”, si domandava notte e giorno, lasciando al suo consorte tutto il resto delle faccende.
La regina in effetti era troppo occupata a chiedersi “che fare?”
Quando al compimento dei diciotto anni si scoprì che in realtà la faccia di cane era un adesivo facilmente staccabile con un po’ di sapone, fu subito festa, con palloncini, spumanti, donne vergini e non, carte, briscole e tanti tanti balli sfrenati, che durarono fino all’alba, quando un petardo ricordò a tutti che erano le sei e bisognava avviarsi sul luogo di lavoro.
Ah, se solo quel petardo fosse esploso in cielo.





venerdì 6 luglio 2012

La regina va al mare e il re va in montagna.


Chi l’ha detto che bisogna andare sempre d’amore e d’accordo?
Chi?
Certe cose proprio non si sanno.
Nello stato di Carcassa, il re e la regina Carcassa non andavano affatto d’accordo.
Uno diceva: “Che ore sono”?
E l’altra rispondeva: “No grazie, non ho fame”.
Proprio non si capivano.
Così il re un giorno se ne andò in vacanza al mare e la regina in montagna, convinti di andare in vacanza insieme.
Bella sciocchezza!
Arrivati a destinazione non riuscivano a trovarsi.
Si cercarono e si cercarono e si cercarono ma niente.
Non ci fu verso.
Di loro non si seppe più nulla.
Anzi, si seppe qualcosina ma nulla di importante.
Quisquiglie.

lunedì 18 giugno 2012

La regina e gli scacchi.


C’era una volta una regina che non riusciva mai a vincere ad un gioco di società, dal ramino alla dama.
Nonostante le sue serve e le sue donne di compagnia facessero di tutto per perdere o per farla vincere, lei proprio non riusciva.
E questa disdetta continua era fonte di grande dolore, acredine e tristume.
Perdeva a carte, ruote delle fortune, enalotti, cacce ai tesori, lippe, palle avvelenate, bolle di sapone, tric trac e sbaraglino.
Non c’era niente da fare.
Era proprio sventurata.
Ma un giorno l’inventore di corte, Martino Redditizio, che ne sapeva una più del diamine, inventò appositamente per lei il gioco degli “scacchi a uno”.
Era matematicamente impossibile perdere.
La regina infatti finalmente poté cominciare a giocare felice e raggiante, almeno fin quando, perseguitata dalla sfortuna, perse ancora, piangendo lacrime amare che nel giro di poco diventarono acide e le corrosero la faccia.

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