Visualizzazione post con etichetta latte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta latte. Mostra tutti i post

martedì 24 gennaio 2017

Il cavaliere errante

I cavalieri non sbagliano mai una virgola, si sa!
Ma ce n’era uno che sbagliava tutto sempre, errava proprio tutto: il cavaliere errante.
Non sapeva disegnare le U.
Per lui il caffè era un piatto di latte.
Lo chiamavi per nome e ti rispondeva col cognome.
Certi giorni si svegliava di notte.
Le stazioni radio, poi, le prendeva ma in faccia.
Sbagliava su tutto.
In questa fiaba, tra l’altro, doveva morire dopo una brutta caduta da cavallo e invece sbagliò e visse felice e contento, sbagliando, per cui morì ma solo dopo essere caduto in piedi, cadendo, seduto, in piedi, morto, ma vivo.
Confuso si tolse la vita tagliandosi le unghie.

mercoledì 6 maggio 2015

La capanna bandonata.

La fattoria di mastro Liborio era la più frequentata da tutti i mungitori di vacche della valle.
Il loro latte era veramente buono, ma buono per davvero, non quelle cose che le assaggi e dici che non sanno di niente.
Buono proprio.
Ragion per cui i caseifici facevano a gara per accaparrarselo, cosa di cui la politica sta ancora discutendo.
Da esso si producevano mozzarelle, burrate, ricotta, latte, ricotta, burrate e mozzarelle al liquore, una gustosa specialità della Latteria di Gianna Marianna, in via Ponticello al civico 2.
Prezzi modici e cortesia da vendere.
Una forte scossa di terremoto però, unita ad un tornado ferocissimo e ad un maremoto tremendo, devastarono la zona travolgendo la fattoria di mastro Liborio, vacche e mungitori.
La capanna rimase dapprima abbandonata, poi invece rimase bandonata, la cosa peggiore che possa succedere ad una catapecchia.
Fu per questo che la catapecchia, che già il nome non è bellissimo, si suicidò gettandosi giù da un dirupo anch’esso bandonato.
Una fine tragica ma divertente, se si pensa alla scena ripresa per intero e trasmessa in tv con le risate di sottofondo.

Scopri il profilo del tizio che ha scritto questa roba orribile!

venerdì 8 giugno 2012

Pirù, lo gnomo sfortunato.

Nel bosco di Franchezza, viveva lo gnomo Pirù, il più basso degli gnomi perché alto circa un centimetro e mezzo.
In tutta Franchezza tutti lo conoscevano come lo gnomo che non finiva le parole.
Infatti, per un problema verbale ereditato da nonna Pacchia, Pirù non era in grado di parlare correttamente.
Una sera andò da mastro Cane a fare la spesa. Gli disse: “Caro Mastro Cane, mi servirebbero per piacere due arance gnome, quattro bacche, un secchio d’acqua fresca, un crine d’asina e del latte di birra.”
Il mastro Cane non capì nulla del suo discorso, ma proprio niente.
Era evidente che Pirù non parlava bene.
Così Pirù gli chiese, scandendo bene le parole: “Mastro Cane, devo forse ripetere quello che le ho appena detto?”
Mastro Cane lo guardò storto.
Povero Pirù, che non si capisce nulla di quello che dice.
Il sindaco di Franchezza, Franchino Carate Brianza, lo soppresse con la ‘nduja calabra.

Translate