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martedì 16 aprile 2013

La vecchia ciabatta di Tobia.

Tutti i bambini hanno giocato almeno una volta nella loro misera vita con Tobia, il clown più felice d’Italia.
Non c’era festa che non lo vedesse protagonista.
Tobia era sempre eternamente felice, sempre sorridente, sempre con quegli occhi spalancati, sempre in quella posizione divertente con la ciabatta in mano.
Sempre rigido, immobile, silenzioso.
Pareva morto.
Da quasi 20 anni.

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martedì 10 luglio 2012

La storia del drago che visse nel paese ignifugo.

In Renania viveva un drago felice da almeno milleduecento generazioni.
Dalla felicità sputava fuoco ovunque, cosa che costrinse la gente a costruire un paese ignifugo.
Non fu facile perché il drago sputava un fuoco davvero caldo, non come i fuochi normali che si sentono in giro quando si cammina.
Questo fuoco era davvero bollente, roba che ci si poteva anche bruciacchiare.
Tutti temevano il drago, tranne Rocchino, il bimbo buono e ignifugo, che amava parlare col drago senza sosta o divieto di fermata.
Davvero un drago, il bambino che parlava col drago.
Il bimbo Rocchino gli strinse anche la zampa in segno di amicizia.
La cosa però fece infezione e il drago morì di colpo.
Proprio da un momento all’altro.
Così.

martedì 3 luglio 2012

L'uccellino Oibò e la strega Vacacà.


Nel bosco Pignoletto, viveva un tenero uccellino.
Renzo Piano gli aveva progettato un nido uso abitazione, vista mare, termoautonomo, ampio parcheggio, posizionato su un ramo molto somigliante a quello che volge verso il lago di Como.
L'uccellino, sempre allegro e felice, si chiamava Oibò, poiché era continuamente triste.
Un giorno incontrò la strega Vacacà che gironzolava con la sua scopa tra gli arbusti.
L'uccellino la guardò e implorante le chiese: “Strega, mi chiamo Oibò. Potresti rendermi felice?”
La strega lo uccise a colpi di scopa dicendo: “Così impari a chiamarmi Strega! Io sono solo una dimostratrice di scope!”
Oibò fece Oibò e morì.
Poi, cadendo dal ramo si fece male e morì.

lunedì 18 giugno 2012

La regina e gli scacchi.


C’era una volta una regina che non riusciva mai a vincere ad un gioco di società, dal ramino alla dama.
Nonostante le sue serve e le sue donne di compagnia facessero di tutto per perdere o per farla vincere, lei proprio non riusciva.
E questa disdetta continua era fonte di grande dolore, acredine e tristume.
Perdeva a carte, ruote delle fortune, enalotti, cacce ai tesori, lippe, palle avvelenate, bolle di sapone, tric trac e sbaraglino.
Non c’era niente da fare.
Era proprio sventurata.
Ma un giorno l’inventore di corte, Martino Redditizio, che ne sapeva una più del diamine, inventò appositamente per lei il gioco degli “scacchi a uno”.
Era matematicamente impossibile perdere.
La regina infatti finalmente poté cominciare a giocare felice e raggiante, almeno fin quando, perseguitata dalla sfortuna, perse ancora, piangendo lacrime amare che nel giro di poco diventarono acide e le corrosero la faccia.

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