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venerdì 22 maggio 2015

Il gambero che voleva andare avanti.


C’era una volta un gambero giovane, di quelli che li vedi per strada che indossano le cuffiette, i pantaloni a vita bassa che fanno tendenza e portano le mutande di fuori che sennò gli amici ti giudicano male.
Era un gambero davvero forte, di quelli che non gli daresti una lira ma magari una casa gliela potresti anche intestare.
La cosa bella del gambero era che era stanco di andare indietro.
Lui era giovane e guardava avanti.
Era in tutti i centri sociali, guardava MTV, aveva il casco aerografato, truccava all’ultima moda i motorini finché divenne sindacalista, poi progressista, fino a quando arrivò a guidare la marcia che portò alla controriforma del ’19 e al congresso dei gamberi, che sancì a gran voce la sua morte.

venerdì 6 febbraio 2015

Il vecchio pazzo

C’era una volta un castello abbandonato sul cocuzzolo di un monte, proprio abbandonato lì a se stesso, senza cure e senza badanti.
All’interno di questo castello buio e marcio viveva un vecchietto di 345 anni di nome Vittorio, ma con la V pronunciata forte.
Vittorio.
I suoi anni cominciavano a pesargli, così si riunì da solo nella immensa stanza delle pozioni e creò il magico intruglio della vitalità, capace di restituire anni e portafogli rubati.
Vittorio scese da 345 a 234 e per poi arrivare a 77 anni.
Una bella età insomma, veneranda ma pur sempre età.
Si guardò allo specchio e si accorse ben presto di aver perso anche una decina di tonnellate di rughe grazie alla pozione.
Era diventato finalmente un bel signore sulla cinquantina, ma di 77 anni.
L’invidia però è una brutta cosa e lo specchio che aveva nei secoli imparato a parlare, lo sfotteva dandogli del pazzo.
Ma una notte, preso dalla vergogna, lo specchio si ruppe in mille pezzi.
Non riuscendo a riattaccarli tutti, il vecchio morì di follia.
Lo specchio aveva ragione.

martedì 9 dicembre 2014

La strega Berenice e la maga Berenice.

Alle due estremità del villaggio Uffaperò vivevano la strega Berenice e la maga Berenice.
Berenice odiava Berenice perché Berenice era buona mentre Berenice era cattiva.
L'una detestava l'altra con tutto il cuore mentre l'altra detestava l'una con tutto il cuore.
Berenice mandò a Berenice la sua vice Beatrice, con un cesto di ciliegie, quattro mice e tre camicie.
Berenice, colta alla sprovvista, le spedì insalata mista, percorrendo la via giusta con il vino nella busta.
Berenice fu felice e anche Berenice fu felice.
Al di là delle montagna arrivò di colpo un temporale.
Bastò un fulmine e all'istante morirono tutte di crepacuore.
Che dolore!

giovedì 6 novembre 2014

Robin U e la foresta verde.

Nella foresta di Westwood viveva un tale chiamato Robin U.
Robin U vestiva sempre di nero, ma sempre sempre, tant’è che di notte nessuno lo riconosceva.
Tutti infatti gli dicevano: “Chi sei, oh tu, vestito di nero?”
“Ma come, non mi riconoscete? Sono Robin U!”
“Robin U!”, gli dicevano “Ma perché non ti vesti di un altro colore che così somigli a un bagarozzo?”
Lui ci pensò per un paio d’anni e capì che il commento forse non era del tutto inappropriato.
Così si vestì di verde dalla testa ai piedi.
Ma quando diede inizio alla deforestazione del bosco di Westwood lo scambiarono per una quercia nana e gli tagliarono le gambe.

mercoledì 17 settembre 2014

Cappellino e la grande diga.


C'era una volta una grande distesa artificiale d'acqua artificiale, creata apposta per dissetare il borgo di Cappellino, vicino Nuca di Sotto.

Con quella si irrigavano campi, si riempivano fontane, si lavavano mani e piedi, si riempivano bicchieri e si facevano scherzi sadici, incluso quello che state immaginando, cari bambini.

Un giorno la troppa pioggia fece esondare la diga, cosa che avrebbe potuto provocare disastri di proporzioni immani, ma fortunatamente rimasero tutti illesi almeno finché un cavo elettrico caduto per caso nella diga non fulminò tutti, ma proprio tutti tutti.
 
 

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L'anello magico

Quale regina è degna di definirsi tale se non è carica e oltremodo impreziosita da gioielli di varie carature e misure.
E' qui che comincia la nostra storia, la favola della regina Ragadè e dell'anello magico.
Un anello comune, avremmo detto a prima vista. In realtà quell'anello tutto d'oro tempestato di brillanti della Norvegia non era altro che una vera e propria macchina realizza-desideri.
Presa dalla stanchezza e dalla noia di palazzo, infatti, un giorno la regina disse ad alta voce: "Che noia. Sono presa dalla stanchezza e dalla noia di palazzo. Quanto vorrei per me un dolce cagnolino che mi facesse le fusa come un dolce gattino".
L'anello si illuminò immediatamente di un azzurro splendente, cominciando ad emettere scintille multiformi, una delle quali bruciò il dito della regina sfigurandole per sempre il viso.
Da allora la regina Ragadè fu chiamata regina Facciavacca, e nessuno osò più parlarle da quanto era brutta e inguardabile.
La regina, presa dalla disperazione, riuscì a sopravvivere alla morte, morendo però subito dopo.



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Mille versi per il grasso Muco.


Laggiù nel vecchi Antartide, all’interno del suo igloo congelato, vive il piccolo Muco con la sua famiglia tutta italiana: gli Scrovegni.
Muco è un bravo bimbo e da tempo è anche la principale attrazione turistica del villaggio ghiacciato.
Il bambino infatti sa imitare alla perfezione i versi degli animali.
Il cane: Bau.
Il micio: Miao.
La capra: Bee.
Il cavallo: ìiiii.
La mucca: Bee.
La zanzara: zzz.
La lumaca: LLL, e così via.
Un giorno Muco cadde nell’acqua ghiacciata battendo ogni record di “congelamento di bimbo imitatore di versi di bestie”, record tutt’ora imbattuto.



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Il gatto Micio alla ricerca della mamma.

Questa è la storia del gatto Micio, un tenero gattino di razza strana: era un piccolo Scottish Fold dai richiami Turco Van e con striature persiane e rosso blu.

Un gatto interessante insomma, ma sprovvisto di orecchie.

Quando i suoi padroncini Oklahoma e Tantanoia lo cercavano, lui non poteva sentirli, e tante volte capitava che rimanessero lì ore ad aspettare che il gattino tornasse a casa, ma il gatto Micio non aveva l'orologio, nè sapeva leggere la meridiana, per cui rimaneva lì a bighellonare coi suoi compagnucci pelosi, Sid, Strap, Raglio e Coco Chanè.

Fu proprio dai suoi amici mici che apprese l'importanza di avere una mamma. Così, noncurante dell'affetto e dei richiami di Oklahoma e Tantanoia, decise di intraprendere un lungo viaggio alla ricerca della mamma.

Lungo la strada, accettò un passaggio da Kim Do Lin, un cuoco cinese.

La ricerca della mamma finì.
 
 
 
 
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La vecchina dai modi cortesi.


Solitamente le vecchine sono scostanti e antipatiche.

Sputano, ridono forte, alzano i toni, camminano, vestono di scuro e hanno queste posture improbabili che solo a guardarle si annaspa.

C’era invece, non lontano da qui, una vecchina dai modi cortesi.

Viveva nelle vicinanze, e ogni sera usciva in veranda, fumava il suo sigaro e salutava tutti i passanti, inclusi quelli ferroviari e quelli dei pantaloni per infilarci le cinture di cuoio.

La vecchina ebbe una vita interessante, ma non la ricordava, per cui ciccia, la storia finisce qui.

Tanto alla sua età non è che possa succedere molto altro di interessante.

Se non la morte.
 
 
 
 
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lunedì 4 agosto 2014

Ciccio Marangio e le pecore scherzose.

Chi non ha mai visto una pecora?

È difficile vedere un cervo, un orso bianco, una locusta, una rododendro, ma una pecora è diffusa ovunque.

Le città sono piene di pecore.

Vederle non è difficile se uno è dotato di occhio e di svegliezza.

L’unico essere che in vita non riuscì a vedere una pecora era Ciccio Marangio.

Le pecore burlone che pascolavano nelle vicinanze, amavano giocare a nascondino, per cui Ciccio non le vide mai.

Finché un giorno non assunse un investigatore privato.

Questi scattò talmente tante foto alle pecore che Ciccio saltò dalla felicità, sbattendo contro una trave e morendo di trave dura, una malattia inguaribile.

Povero Ciccio.
Maledette pecore.







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lunedì 14 luglio 2014

Pentolino e i buoni propositi.

Pentolino era un uomo buono.
Molto buono.
Un pezzo di pane.
Nessuno era più buono di lui.
In tanti ci avevano provato, ma niente.
Lui era davvero il più buono della Terra.
Ogni mattina si svegliava e diceva tra sé e sé: “Stamattina devo essere ancora più buono!”
E ogni giorno, spadellando nel suo piccolo ristorante, condiva i suoi piatti con amore e affetto, cosa che non fece piacere ai Nas, in un controllo a sorpresa.
Il locale fu chiuso e Pentolino morì per mancanza di ristorante.
Una cosa difficile da mandar giù, almeno quanto un cucchiaio di legno.



 

lunedì 7 luglio 2014

Mora Bella si innamora.

Mora era una ragazza bellissima, con i capelli lunghi e lucenti, gli occhi azzurri così come le sue mani.
Tutti i ragazzi si perdevano continuamente nei suoi occhi, tant’è che la polizia doveva sempre fare gli straordinari per ritrovarli.
Un giorno non troppo lontano, si innamorò di un bel ragazzo moro dai capelli biondi e dalla carnagione molto chiara.
Era chiaro, era ovvio che qualcosa stava accadendo tra di loro.
Qualcosa di magico, qualcosa di sincero, qualcosa di amore.
Il ragazzo moro però nascondeva un segreto: un gatto.
La ragazza, venuta a conoscenza del segreto si uccise dalla disperazione gettando tutta la sua eredità alle ortiche, ora piene di gioielli e denaro contante.


 

martedì 16 aprile 2013

La vecchia ciabatta di Tobia.

Tutti i bambini hanno giocato almeno una volta nella loro misera vita con Tobia, il clown più felice d’Italia.
Non c’era festa che non lo vedesse protagonista.
Tobia era sempre eternamente felice, sempre sorridente, sempre con quegli occhi spalancati, sempre in quella posizione divertente con la ciabatta in mano.
Sempre rigido, immobile, silenzioso.
Pareva morto.
Da quasi 20 anni.

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venerdì 1 marzo 2013

Carmelo, l'asino volante.

C’era una volta Carmelo, un asino che proprio non sapeva ragliare.
Certo, non sapeva nemmeno scrivere, né sapeva come impostare un Power Point, ma chi, in fin dei conti, ne è davvero capace?
Ebbene, questo asino aveva però un desiderio dritto in testa: voleva volare.
Ma non volare tipo una compagnia aerea con i passeggeri a bordo, bensì volare anche solo a pochi metri da terra, per osservare i suoi amici della fattoria o semplicemente emulare i piccioni nell’espletamento delle loro funzioni.
E tanto disse e tanto fece che un bel giorno l'asino riuscì nel suo intento.
Vide i suoi amici porci dall’alto, le mucche, le galline assunte a progetto, i bruchi e tutta una serie di formiche rossonere che si avviavano allo stadio.
Poi tutto d’un tratto disse: “uffa però, che noia questo volare continuo. Come se non avessi altro da fare". Così cadde di colpo e morì.
Di lui si ricordano solo ottime bistecche.

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domenica 10 febbraio 2013

La triste storia di Calamito.


Calamito era un bimbo buono e diligente, caratteristiche tipiche di tutti i bimbi nati in ospedale, che contrariamente a quelli nati in casa non godono di infermiera.
Calamito aveva una dote senza pari: sapeva disegnare dei cerchi perfetti senza la minima traccia di centro.
Anche a volerlo cercare non c’era, ma proprio niente.
Tutti i bimbi del paese lo acclamavano festanti e gli dicevano di farsi vedere, che non era normare quella cosa, che forse aveva dei problemi psichici pazzeschi tipo abbandono di cani o mancanza di affetto da parte di padre e di madre.
Mille feste per Calamito che invece non accolse bene quelle lusinghe e quei complimenti e decise di fare una vacanza per staccare un po’ la testa, cosa che avvenne fisicamente in un’isola delle Fragoline, nel cattivissimo arcipelago delle Barbadoge.

giovedì 27 dicembre 2012

L'asino Bu e la vecchia lumaca.

L’asino Bu viveva nella vecchia stalla di mastro Fornaio, il più bravo panettiere di Casal Borgone.
Il suo pane era profumatissimo e l’intero paesino si svegliava al mattino con questo intenso profumo di buono.
Tutti tranne Bu, essendo Bu privo di narici.
Ma aveva una vecchia amica che fungeva da naso e gli spiegava gli odori: la lumaca Benedetta.
Quando c’era profumo di pane, la lumaca, con grazia e dovizia di particolari, si avvicinava all’asino Bu e gli diceva: “C’è un gran profumo di pane.”
“Sì, ma il pane di cosa sa?”, chiedeva Bu.
“Di pane”, rispondeva Benedetta.
L’asino Bu rimaneva sempre un po’ perplesso, visto che la lumaca non è che poi lo aiutasse così tanto a capire.
Era utile quanto una cerniera in faccia.
Tanto valeva sopprimerla.

martedì 18 dicembre 2012

Giovannino e la sua barchetta.

Nel paese di Chiesa di Sotto viveva un tenero vecchietto gentile dai modi cordiali di nome Giovannino.
Sin da piccolo aveva imparato l’amore per il mare e per le barche.
Suo padre infatti, il signor Rapone, gli regalò una barchetta, che pian piano crebbe con Giovannino diventando prima peschereccio e poi yacht, con tanto di equipaggio e servitù.
Giovannino però non poté mantenere tutta quella manovalanza e gentaglia, per cui fece la voce grossa e disse: “Gentili signori, scusate per la voce grossa ma oggi va così”.
Così Giovannino, abbandonò la nave che rimase praticamente in balìa di se stessa. Fece armi e bagagli e se ne andò.
Purtroppo le armi erano cariche.

martedì 4 dicembre 2012

L'incredibile storia della bimba postina.

Mantellina era una tenera bambina che viveva in campagna con la sua dolce mammina.
Accanto alla loro casa viveva la nonna, sempre presa dai suoi ricami e dai suoi merletti.
La mamma diceva: “Mantellina, porta la torta alla nonna”.
E mantellina usciva di casa felice e portava il dolce alla nonna.
La nonna diceva: “Mantellina, porta questi frutti a tua mamma”.
E Mantellina tornava dalla mamma col cesto colmo di frutti.
La mamma diceva: “Porta alla nonna questo pinolo”.
E la bimba andava dalla nonna col pinolo.
La nonna diceva: “Porta questo semino di sesamo alla mamma”.
Allora lì Mantellina, che ne aveva le tasche piene, comprò un fucile a canne mozze.
Finalmente in campagna tornò la quiete.

lunedì 26 novembre 2012

Il vecchio ciabattino.

Proprio lì in alto, in cima a quel monte imbiancato, si dice vivesse in estrema solitudine un vecchio ciabattino.
Niente di strano, si dirà, chissà perché. E invece ciò che si racconta ha dell’incredibile e del misterioso, perché il vecchio calzolaio in realtà si narra fosse un mago.
Un giorno non troppo lontano, infatti, madama Lorena ebbe bisogno di un paio di tacchi nuovi per le sue scarpette da cerimonia, un bel paio di sandali lilla dalla insolita forma molto allungata.
Madama Lorena, infatti, calzava un 58.
Qualsiasi ciabattino si sarebbe arreso di fronte a un impegno tanto gravoso, sudaticcio e irrisolvibile.
Il vecchio ciabattino invece no.
Quando madama Lorena, dopo aver attraversato i monti per ottenere i suoi servigi, bussò alla sua porta, il vecchio ciabattino aprì lentamente morendo subito dal freddo. Non si era reso conto che intanto era arrivato l’inverno. Per lui era ancora ferragosto.
Così, giacque congelato sul pavimento senza neanche il tempo di dire la sua parola preferita: “Frutteto”.

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