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mercoledì 17 settembre 2014

Mille versi per il grasso Muco.


Laggiù nel vecchi Antartide, all’interno del suo igloo congelato, vive il piccolo Muco con la sua famiglia tutta italiana: gli Scrovegni.
Muco è un bravo bimbo e da tempo è anche la principale attrazione turistica del villaggio ghiacciato.
Il bambino infatti sa imitare alla perfezione i versi degli animali.
Il cane: Bau.
Il micio: Miao.
La capra: Bee.
Il cavallo: ìiiii.
La mucca: Bee.
La zanzara: zzz.
La lumaca: LLL, e così via.
Un giorno Muco cadde nell’acqua ghiacciata battendo ogni record di “congelamento di bimbo imitatore di versi di bestie”, record tutt’ora imbattuto.



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lunedì 16 giugno 2014

Il quadro fatato.

Nella lontana Inghilterra del 900 visse un pittore chiamato Whisky, per quanto era bravo e degno di nota.
Dipinse quadri famosi come “Il bue e il convento”, “Cane rovinato”, “Il male dentro”, ma soprattutto “Il quadrato sui due cateti”, la sua opera migliore.
Senza accorgersene, perché cieco sin dalla nascita di sua sorella, cosa che gli causò una brutta bronchite, il 3 settembre si ritrovò tra le mani un pennello fatato, dono della maga Capriola, la maga a cottimo.
Il quadro che ne venne fuori era davvero incredibile, non tanto per le dimensioni, quanto per il prezzo.
Nessuno lo comprò e Whisky morì presto di stenti insieme al suo gatto Birra.
Tutti piansero il gatto.
Proprio tutti.
Povero gatto.

mercoledì 13 febbraio 2013

La fiaba di Johnny Fortuna.

Nessuno era più fortunato di Johnny Fortuna.
Se uno vinceva alla lotteria, lui ne vinceva due.
Se un tizio trovava un quadrifoglio per terra, lui ne aveva un intero stock.
Era davvero fortunatissimo.
Non c’era giorno che Johnny non vincesse qualcosa: un milione, un miliardo, una vacanza, un viaggio, una donna, un cane a ore, una televisione, un satellite satellitare, un telefonino, un impianto gpl, un inceneritore.
Johnny Fortuna vinse anche una tigre alla lotteria del “Palio delle cose di Polizia”, con tanto di certificato di autenticità e di fame. La tigre infatti se lo mangiò vivo, ma poi morì di stanchezza.

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mercoledì 5 settembre 2012

Il principe cane e la regina slovacca.

Nella lontana terra di Germinario, c’era un principe con la faccia di cane e sua mamma, la regina Slovacca proprio non se ne faceva una ragione.
Come poteva un bel ragazzo come il suo figliolo avere quella brutta faccia di cane?
“Che fare?”, si domandava notte e giorno, lasciando al suo consorte tutto il resto delle faccende.
La regina in effetti era troppo occupata a chiedersi “che fare?”
Quando al compimento dei diciotto anni si scoprì che in realtà la faccia di cane era un adesivo facilmente staccabile con un po’ di sapone, fu subito festa, con palloncini, spumanti, donne vergini e non, carte, briscole e tanti tanti balli sfrenati, che durarono fino all’alba, quando un petardo ricordò a tutti che erano le sei e bisognava avviarsi sul luogo di lavoro.
Ah, se solo quel petardo fosse esploso in cielo.





lunedì 9 luglio 2012

Il pavone vanitoso.


Un giovedì di mille anni fa, a febbario inoltrato (quasi aprile), tutti i contadini delle campagne contadine si riunirono nella più grande fiera di animali della contea.
Chi portava un gatto, chi un cane, chi un topo, chi un gallo, ma soprattutto il piccolo Chi portò un pavone.
Chi era un bambino cresciuto all’ombra del Vesuvio, quindi molto pallido ma pieno di polvere.
Chi, nome celtico di origine abruzzese, crebbe questo pavone dalle piume colorate con molto amore e pane secco.
C’era però un problema. Questo pavone se la tirava tantissimo, come fosse l’unico pavone sulla faccia della Terra, anche se mille anni fa, non è che la faccia della Terra fosse poi ancora così grande.
Eppure questo pavone si vantava e si vantava e si vantava che alla fine tutti lo lasciarono solo come un pollo.
Ma lui, essendo un pavone, ebbe una crisi d’identità e morì.

venerdì 8 giugno 2012

Pirù, lo gnomo sfortunato.

Nel bosco di Franchezza, viveva lo gnomo Pirù, il più basso degli gnomi perché alto circa un centimetro e mezzo.
In tutta Franchezza tutti lo conoscevano come lo gnomo che non finiva le parole.
Infatti, per un problema verbale ereditato da nonna Pacchia, Pirù non era in grado di parlare correttamente.
Una sera andò da mastro Cane a fare la spesa. Gli disse: “Caro Mastro Cane, mi servirebbero per piacere due arance gnome, quattro bacche, un secchio d’acqua fresca, un crine d’asina e del latte di birra.”
Il mastro Cane non capì nulla del suo discorso, ma proprio niente.
Era evidente che Pirù non parlava bene.
Così Pirù gli chiese, scandendo bene le parole: “Mastro Cane, devo forse ripetere quello che le ho appena detto?”
Mastro Cane lo guardò storto.
Povero Pirù, che non si capisce nulla di quello che dice.
Il sindaco di Franchezza, Franchino Carate Brianza, lo soppresse con la ‘nduja calabra.

mercoledì 6 giugno 2012

Rossella, la bimba bassina.

Nella grande città di Arcata Superiore viveva una bambina di nome Rossella. Era tenera e paffuta, ben voluta da tutti, ma con un grosso problema. Era bassa. Nonostante i suoi 5 anni, aveva l’altezza di una bambina e tutti la
prendevano in giro per questo.
SEI UNA BAMBINA! SEI UNA BAMBINA!
E lei piangeva di questo, perché è dura per una bambina essere alta come una bambina.
Si disperava, Rossella.
Suo padre Sergio Mascella le comprò un cane per farle compagnia, ma il cane, che non notò che la bambina bassa era in realtà solo una bambina, se la mangiò.
La morale di questa storia è che se sei bassa, almeno non metterti vicino ad un cane.

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