mercoledì 17 ottobre 2012

Il sire ranocchio

Tutti hanno un capo nella vita.
Operai, braccianti, manovali, tecnici e operai eseguono gli ordini di chi ha più potere e ne sa più di loro, tranne i fabbri, che sanno già tutto e giustamente non accettano consigli nemmeno dagli sconosciuti.
Nel regno di Barbagia il capo del popolo era un ranocchio dal nome Cartesiano, il quale con sommo gaudio e piacere aveva ereditato il regno dal suo folle padrone, il re Quadrato Cateto.
Morto di tifo calcistico, il re lasciò tutto il regno al ranocchio, il quale ad ogni richiesta e decisione rispondeva con un Cra, gonfiando la gola e facendo un salto da campione.
Un giorno tutta Barbagia, per quanto stranita dalla situazione, decise che era giunto il momento dell'investitura ufficiale, organizzando un palio degli anelli in onore del nuovo sire e forgiando una piccola e brillante corona costruita appositamente per lui.
Magistrale fu il banchetto a base di pesce e cacciagione, ma il re tardava ad arrivare, finché un suddito non lo riconobbe nel suo piatto, fritto e impanato alla Veneziana.
La solita fine di quasi tutti i re!
Ma la panatura era ottima e nemmeno tanto grassa.

mercoledì 3 ottobre 2012

Davide il pescatore.

C'era una volta un giovane pescatore corteggiato da molte fanciulle, di qualunque sesso.
Davide era il suo nome e ogni mattina prendeva canna e attrezzi e si recava al lago, dove pescava il necessario per vivere, dalle Anze alle Ulle.
Era esperto nella pesca della Razza a muso porcino, specie di anguilla che rivendeva a poco perché cibo povero e immangiabile sebbene ricco e commestibile.
Una mattina, dopo aver pescato in abbondanza decise di fare un bagno in acqua.
Le fanciulle che studiavano storia e geografia sulle rive del lago, alla vista di questo splendido ragazzo senza vesti, arrossirono dall'imbarazzo.
Una di loro, in preda a forti palpitazioni, prese fuoco e morì.
Alle altre non rimase che unirsi alla sua morte per la solita banale solidarietà femminile.

mercoledì 26 settembre 2012

Pistolino il traslocatore.

Quante volte tutti i bambini hanno cambiato casa: due, tre, cento, mille volte forse, ed ogni volta Pistolino era con loro, il traslocatore matto e giocherellone.
La sua ditta di traslochi era vecchia quanto un nonno, e campava grazie a un furgone rosso fiammante con cui girava a destra e a manca, ma soprattutto a manca. 
Pistolino era il miglior traslocatore di tutta Roma. Si narra che i suoi avi avessero addirittura costruito il Colosseo.
E il nome lo dimostra.
Gran lavoratore il nostro Pistolino.
Un giorno la marchesa Giuseppina Accetto di Buongrado dovette traslocare per un problema di formiche in cucina, per cui cercò Pistolino per un trasloco pulito e veloce.
Pistolino non lasciava nulla al caso, per cui, di buona lena e con estrema precisione incartò tutto il contenuto della villa e lo spostò col furgoncino nella nuova abitazione a Villa Borghese.
La marchesa era gran contenta del lavoro svolto e pagò molte cento lire per ringraziare Pistolino.
Preciso e attento come sempre, Pistolino non dimenticò di incartare proprio nulla, nemmeno le formiche, una ad una, che rimise al loro posto, proprio dove le aveva trovate, cioè in cucina.
La marchesa si infuriò come una biscia ancora nell’esercizio delle sue funzioni e uccise Pistolino con un coltello rovente, mentre le formiche si avventarono sulla nobile Giuseppina Accetto di Buongrado, rosicchiandole la protesi in legno.

mercoledì 19 settembre 2012

Pannolone, la splendida città degli anziani.

C’è un paese nel mondo in cui tutti sono molto anziani: la splendida città di Pannolone.
Pippo Tommasino, il nipotino più giovane del paese, disse: “Basta con questi vecchi, ci vuole giovanilismo! Basta con questa cosa che le persone vivono tanto. Da domani bisogna vivere di meno, che sennò non va bene, e poi si fa troppo baccano!”
Tutti seguirono subito il consiglio del saggio bambino, finché dopo un po’ capirono che si trattava di una cavolata galattica e lo soppressero con la varechina e un po’ di gesso mentolato.

mercoledì 5 settembre 2012

Il principe cane e la regina slovacca.

Nella lontana terra di Germinario, c’era un principe con la faccia di cane e sua mamma, la regina Slovacca proprio non se ne faceva una ragione.
Come poteva un bel ragazzo come il suo figliolo avere quella brutta faccia di cane?
“Che fare?”, si domandava notte e giorno, lasciando al suo consorte tutto il resto delle faccende.
La regina in effetti era troppo occupata a chiedersi “che fare?”
Quando al compimento dei diciotto anni si scoprì che in realtà la faccia di cane era un adesivo facilmente staccabile con un po’ di sapone, fu subito festa, con palloncini, spumanti, donne vergini e non, carte, briscole e tanti tanti balli sfrenati, che durarono fino all’alba, quando un petardo ricordò a tutti che erano le sei e bisognava avviarsi sul luogo di lavoro.
Ah, se solo quel petardo fosse esploso in cielo.





lunedì 27 agosto 2012

Salsa, bachata e merengue.

Nella scuola di danza di Cirolito Moreno Sauselito Saudagi de Bahia, si faceva la fila per imparare l’arte sopraffina del ballo caraibico. Salsa, merengue e bachata erano le sue specialità.
Tutte le donne erano impunemente innamorate di Cirolito e non vedevano l’ora che facesse notte per sognarlo nottetempo e raccontarlo alle vicine curiose e pettegole.
Ma Cirolito aveva solo una donna nel suo cuore: Joaa Rigoberta de Fango Viziosa Buenos Aires, una bellissima donna di un metro e venti con il fascino di una danzatrice del ventre e il corpo di un guerriero Masai.
Cirolito Moreno Sauselito Saudagi de Bahia e Joaa Rigoberta de Fango Viziosa Buenos Aires ebbero un figlio: Merolito Moreno Sauselito Saudagi de Bahia Rigoberta de Fango Viziosa Buenos Aires, e siccome il suo nome fu anche la prima parola che il bimbo pronunciò, il piccolo morì subito di infarto.

lunedì 20 agosto 2012

Il ghiro e i sei nanetti.


C'era una volta un ghiro bianco nero dal nome Signorino.
Signorino era morbido e candido come un ghiro, ma dormiglione e sonnolento come un ghiro.
Un giorno d'estate, decise di ripararsi dal troppo caldo in una casa piccola e carina.
Vi entrò, a tratti, e si addormentò su di un morbido lettuccio con doghe in legno, coperte in legno e cuscini in legno.
Al suo risveglio 6 nani con tanto di cappello e sorriso buffo lo guardavano incuriositi.
Chi sei? disse il primo.
Cosa vuoi? disse il secondo.
Che ci fai? disse il terzo.
Chi sei? Disse il quarto.
Ehi, l'ho già chiesto io! disse il primo.
E si menarono tutti di santa ragione morendo tutti di botte e insanguinati.

giovedì 2 agosto 2012

Tre mucche al matrimonio.

Rodrigo e Calandra erano due giovani promessi sposi che si stavano per unire in matrimonio nella chiesetta di paese di New York City Boy.
Tutto era pronto, banchetto, sedie, tavoli, il banchetto, l’altare, la torta, trionfo di prosciutto in salsa di melone e salsa di prosciutto in profumo di cotone.
Tutto perfettamente pronto e apparecchiato come fosse un matrimonio splendido.
All’improvviso tre mucche, arrabbiate come tori, irruppero nella festa, infuriate poiché nessuno le aveva invitate.
Per riparare, i genitori degli sposi le fecero accomodare al tavolo delle zitelle, il solito tavolo buio e triste senza fiori e candele profumate. Tanto, dicevano, quelle chi le vede?
Renzo, il fotografo del matrimonio, volle immortalarle in una foto di gruppo, ma il flash fu talmente forte che morirono carbonizzate.
In sala si diffuse, così, un sublime profumo di barbeque.



martedì 31 luglio 2012

Il lupo e la luna.

Se c’è un animale che ulula veramente benissimo è sicuramente il lupo.
Gli viene quasi naturale.
Quel lunedì il lupo Pino era perseguitato da una piccola farfallina che lo inseguiva inferocita.
E tutti sappiamo quanto possano essere moleste le farfalle inferocite.
Il lupo Pino era davvero spaventato.
Ma la farfalla imperterrita lo inseguiva malevola e astiosa.
Nessuno seppe mai la ragione di questa inimicizia tra il lupo e la farfalla, ma tutti conoscevano il legame che univa il lupo alla criminalità organizzata, che decise di intervenire murando la farfallina all’interno di una colonnina di cemento.
Quanto conta, a volte, avere le amicizie giuste.


giovedì 26 luglio 2012

Il gigante e la bambina.

Lassù sui monti Luciani viveva un gigante dal nome esotico: Gigante.

Non aveva amici perché tutti lo trattavano con indifferenza facendo finta di non notarlo, e lui che si sentiva superiore non li curava, lasciandoli morire di infanzia e inimicizia.
Solo una bambina gli era amica e il suo nome era Lorezia.
Lorezia voleva un sacco di bene al gigante, ricambiata.
Si preoccupava sempre molto per lui. 
Gigante stai bene?
Vuoi un po’ di pasta?
Ti porto del maiale?
Hai fame?
Stai bene?
Hai sete?
Hai sonno?
Hai qualcosa?
Posso aiutarti in qualsiasi modo?
Hai voglia di un po’ di melanzane?
Una sogliola?
Vuoi un giornale e o un libro?
Ti porto una televisione?
Il gigante Gigante, stufo di tutte quelle domande, la schiacciò con il suo piedone.

martedì 24 luglio 2012

Loculista senza apostrofo.

C’era una volta un uomo chiamato Marionetto. Di lavoro faceva l’oculista.
Per un banale disguido all’ufficio del lavoro, però, risultava Loculista.
Tutti quanti erroneamente pensavano si occupasse di vendere loculi nei cimiteri, quando invece il povero Marionetto era specializzato in cataratte.
Che disgrazia immane.
Tutti lo chiamavano a tutte le ore per chiedere di loculi in offerta, i 3 per 2, e gli sconti famiglia.
Lui invece si intendeva di occhi.
Esasperato, indignato, furente e furetto, in preda alla disperazione, un giorno pensò bene di uccidersi tagliandosi fortemente i capelli.
E morì.
Così.

venerdì 13 luglio 2012

Dama Verona e il vestito senza filo.

Verona era una dama che viveva nella corte del duca Avellino da Sirmione nei pressi di Napoli.
La mamma di Verona, Genova, le aveva insegnato a cucire senza filo.
Come potesse accadere questo prodigio non è dato a sapersi.
Fatto sta che ogni vestito che confezionava con le sue mani era uno splendore ricco di magia.
Una sera Verona e Avellino da Sirmione furono invitati a Sirmione alla grande festa tenuta nella tenuta del conte Massa Carrara.
Preparò per sé un vestito lungo e per il duca un vestito lungo, dato che era inverno pieno e freddo freddo.
Così, Verona di Genova, da Napoli, partì con Avellino da Sirmione per Sirmione verso Massa Carrara.
Quella sera tutto era stupendo a parte il fulmine che colpì Verona facendola cadere rovinosamente su Avellino e provocando la tragedia che tutti noi possiamo immaginare.

mercoledì 11 luglio 2012

La mosca marrana.


Ci sono degli insetti che danno fastidio solo a pensarli.
Nella antica città di Gimmefive c’era un vecchio detto articolato ma intelligente: “mai aprire le finestre”!
La città era infatti totalmente infestata dagli insetti più brutti, molesti e grattacapi della storia recente e contemporanea.
Fior di storici appassirono alla vista di cotanti insetti.
Avevano dei pungiglioni acutissimi e lunghissimi e tutti si barricavano in casa per non farsi pigliare.
Tutti tranne Vilipendio, il giovane fabbro marocchino.
Il nostro novello Nerone bruciò l’intera città per debellare il male e insieme al male le vittime.
Un disastro di proporzioni immani ma di pregevole impatto mediatico.

martedì 10 luglio 2012

La storia del drago che visse nel paese ignifugo.

In Renania viveva un drago felice da almeno milleduecento generazioni.
Dalla felicità sputava fuoco ovunque, cosa che costrinse la gente a costruire un paese ignifugo.
Non fu facile perché il drago sputava un fuoco davvero caldo, non come i fuochi normali che si sentono in giro quando si cammina.
Questo fuoco era davvero bollente, roba che ci si poteva anche bruciacchiare.
Tutti temevano il drago, tranne Rocchino, il bimbo buono e ignifugo, che amava parlare col drago senza sosta o divieto di fermata.
Davvero un drago, il bambino che parlava col drago.
Il bimbo Rocchino gli strinse anche la zampa in segno di amicizia.
La cosa però fece infezione e il drago morì di colpo.
Proprio da un momento all’altro.
Così.

lunedì 9 luglio 2012

Il pavone vanitoso.


Un giovedì di mille anni fa, a febbario inoltrato (quasi aprile), tutti i contadini delle campagne contadine si riunirono nella più grande fiera di animali della contea.
Chi portava un gatto, chi un cane, chi un topo, chi un gallo, ma soprattutto il piccolo Chi portò un pavone.
Chi era un bambino cresciuto all’ombra del Vesuvio, quindi molto pallido ma pieno di polvere.
Chi, nome celtico di origine abruzzese, crebbe questo pavone dalle piume colorate con molto amore e pane secco.
C’era però un problema. Questo pavone se la tirava tantissimo, come fosse l’unico pavone sulla faccia della Terra, anche se mille anni fa, non è che la faccia della Terra fosse poi ancora così grande.
Eppure questo pavone si vantava e si vantava e si vantava che alla fine tutti lo lasciarono solo come un pollo.
Ma lui, essendo un pavone, ebbe una crisi d’identità e morì.

venerdì 6 luglio 2012

La regina va al mare e il re va in montagna.


Chi l’ha detto che bisogna andare sempre d’amore e d’accordo?
Chi?
Certe cose proprio non si sanno.
Nello stato di Carcassa, il re e la regina Carcassa non andavano affatto d’accordo.
Uno diceva: “Che ore sono”?
E l’altra rispondeva: “No grazie, non ho fame”.
Proprio non si capivano.
Così il re un giorno se ne andò in vacanza al mare e la regina in montagna, convinti di andare in vacanza insieme.
Bella sciocchezza!
Arrivati a destinazione non riuscivano a trovarsi.
Si cercarono e si cercarono e si cercarono ma niente.
Non ci fu verso.
Di loro non si seppe più nulla.
Anzi, si seppe qualcosina ma nulla di importante.
Quisquiglie.

martedì 3 luglio 2012

L'uccellino Oibò e la strega Vacacà.


Nel bosco Pignoletto, viveva un tenero uccellino.
Renzo Piano gli aveva progettato un nido uso abitazione, vista mare, termoautonomo, ampio parcheggio, posizionato su un ramo molto somigliante a quello che volge verso il lago di Como.
L'uccellino, sempre allegro e felice, si chiamava Oibò, poiché era continuamente triste.
Un giorno incontrò la strega Vacacà che gironzolava con la sua scopa tra gli arbusti.
L'uccellino la guardò e implorante le chiese: “Strega, mi chiamo Oibò. Potresti rendermi felice?”
La strega lo uccise a colpi di scopa dicendo: “Così impari a chiamarmi Strega! Io sono solo una dimostratrice di scope!”
Oibò fece Oibò e morì.
Poi, cadendo dal ramo si fece male e morì.

lunedì 2 luglio 2012

Di venere e di marte non si sposa e non si parte.

I proverbi hanno sempre un fondo di verità.
Chi va con lo zoppo va sano e va lontano.
Una rondine non fa una piega.
Se il buongiorno si vede dal mattino, la notte porta consiglio.
Non tutti i mali vengono al pettine.
Ma soprattutto Di venere e di marte non si sposa e non si parte.
La sposa Stefania Patata Novella volle però sposare a tutti i costi il suo sposo Rosario Macello sia di venerdì che di martedì, “tanto a me della cattiva sorte non importa poroprio nulla”, diceva, sprezzante del pericolo.
Ma avevano solo 20 anni. Era innocente e sprovveduta.
Ma i proverbi non mentono mai.
Una gran maledizione li colpì immantinente.
Furono costretti a vivere insieme fino ai 140 anni.
Stanchi, stufi e spenti, decisero di togliersi la vita insieme partecipando ad un concorso a premi con in palio una coltellata.

mercoledì 27 giugno 2012

Il principe bruttissimo e la scarpetta.


C'era una volta un principe bruttissimo, talmente brutto che nemmeno i rospi volevano baciarlo.
Era più brutto di una palude puzzolente marrone piena di topi morti e di rane velenose morte di sifilide fulminante morta.
Era proprio orribile.
Una sera a palazzo il re prese il principe da parte, indossò i guanti e strattonandolo con ribrezzo gli disse: “Tu sei brutto! Sbrigati o morirai!”
Il principe, udite quelle parole sagge e intelligenti, decise di cercare la sua sposa, girando per tutte le case del reame con una scarpa in mano.
Quando bussava nessuno gli apriva perché pensavano: “Ma chi è costui così brutto con una scarpa in mano? Sarà un pazzo? Non bisognerebbe riaprire i manicomi? Non bisognerebbe riaprire le case chiuse?”
Ma il principe non si dette per vinto.
Dopo lungo peregrinare, infatti, una anziana signora gli aprì la sua casa, poi infilò gli occhiali e visto quant'era brutto gli gettò violentemente uno zoccolo di ferro in mezzo alla testa uccidendolo nel giro di una buona mezz'oretta.

martedì 26 giugno 2012

Gianni il giaguaro.

Nel caldo deserto del Sahara, viveva un giaguaro chiamato Gianni, proprio perché guardandolo aveva la tipica faccia da Gianni.
Un giorno il giaguaro stava facendo una delle sue camminate digestive.
Guardandosi attorno disse: “Però, qui oggi non c’è un’anima viva!”
Ma degli uomini appostati in gran segreto dissero: “Orpo, un giaguaro che parla!”
Lo catturarono, piazzando una tagliola a forma di donna nuda.
I bracconieri dapprima lo vendettero allo zoo di Unghia, la capitale occidentale di Gamba, poi lo usarono in tv come pubblico dei programmi della domenica per generare polemiche e scandali di cui parlare con gli psicologi dai capelli lunghi.
Alla fine però fu arrostito alla sagra del giaguaro di Rovinate di Sotto in provincia di Milano.
Un panino due euro. Tre panini, cinque.

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