lunedì 18 giugno 2012

La regina e gli scacchi.


C’era una volta una regina che non riusciva mai a vincere ad un gioco di società, dal ramino alla dama.
Nonostante le sue serve e le sue donne di compagnia facessero di tutto per perdere o per farla vincere, lei proprio non riusciva.
E questa disdetta continua era fonte di grande dolore, acredine e tristume.
Perdeva a carte, ruote delle fortune, enalotti, cacce ai tesori, lippe, palle avvelenate, bolle di sapone, tric trac e sbaraglino.
Non c’era niente da fare.
Era proprio sventurata.
Ma un giorno l’inventore di corte, Martino Redditizio, che ne sapeva una più del diamine, inventò appositamente per lei il gioco degli “scacchi a uno”.
Era matematicamente impossibile perdere.
La regina infatti finalmente poté cominciare a giocare felice e raggiante, almeno fin quando, perseguitata dalla sfortuna, perse ancora, piangendo lacrime amare che nel giro di poco diventarono acide e le corrosero la faccia.

giovedì 14 giugno 2012

Il gatto nero con una vita in più.


Nel mondo ci sono un milione di gatti.
Se contiamo un milione di gatti per 7 vite ciascuno, si arriva a 7 milioni di vite. Una cifra spaventosa se ci pensate.
Ma c’era un gatto che aveva una vita in più.
Gatto Mazzo, il gatto fortunato.
Però anche lui cominciò a perdere vite.
Una la perse al bar, in una scommessa.
La seconda la perse in qualche zaino.
La terza sotto una macchina.
La quarta in un buco.
La quinta per guida in stato d’ebbrezza.
La sesta gli fu confiscata dalla finanza.
La settima la perse ai dadi.
“Ma tanto”, disse, “ne ho un’ottava!”
Povero gatto Mazzo.
Era tutto uno scherzo.
Un pesce d’aprile.
Uno scherzo da prete.
Non c’era nessuna ottava vita.
Mazzo morì di crepacuore.
Però lo scherzo bisogna ammettere che riuscì benissimo!
Avercene di scherzi così.

mercoledì 13 giugno 2012

La pecora in vacanza.


Quando una pecora va in vacanza tutto il mondo le sorride.
Le farfalle volano.
Gli uccellini cinguettano.
Il vento soffia.
Le gambe tremano.
Le malattie avanzano e la morte arriva.
Inesorabile.

domenica 10 giugno 2012

Linda e la tartaruga.

C’era una volta una tartaruga che viveva nella casa della piccola Linda, una bambina educata e sempre ben vestita, intestataria di una vasta tenuta di roveti di more.
La tartaruga era davvero vecchia e anzianissima.
Qualcuno era pronto a sostenere che avesse duecento anni, chi diceva trecento.
I bagarini la davano vecchia 10 a 1.
Tutti, chi più chi meno, pensavano fosse vecchia.
Invece la tartaruga era solo vestita in maschera, perché le piaceva fare questi scherzi alla gente.
Una vera tartaruga simpatica con tanto di diploma e certificazione Iso.
Ma era lenta nei suoi scherzi, tant’è che questa cosa che in realtà era giovane e mascherata si scopri tardissimo, che era già morta.
Ma anche quello era uno scherzo, e tutti risero con lei.
Anche la tartaruga rise.
Ma in realtà era uno scherzo perché le tartarughe non ridono.
Aveva solo un registratore acceso nella pancia.
Che forte questa tartaruga! Gabbava tutti in continuazione.
La piccola Linda, che doveva essere coprotagonista della storia, stanca di avere una parte marginale la uccise.
Be’, anche Linda aveva il suo perché.

venerdì 8 giugno 2012

Pirù, lo gnomo sfortunato.

Nel bosco di Franchezza, viveva lo gnomo Pirù, il più basso degli gnomi perché alto circa un centimetro e mezzo.
In tutta Franchezza tutti lo conoscevano come lo gnomo che non finiva le parole.
Infatti, per un problema verbale ereditato da nonna Pacchia, Pirù non era in grado di parlare correttamente.
Una sera andò da mastro Cane a fare la spesa. Gli disse: “Caro Mastro Cane, mi servirebbero per piacere due arance gnome, quattro bacche, un secchio d’acqua fresca, un crine d’asina e del latte di birra.”
Il mastro Cane non capì nulla del suo discorso, ma proprio niente.
Era evidente che Pirù non parlava bene.
Così Pirù gli chiese, scandendo bene le parole: “Mastro Cane, devo forse ripetere quello che le ho appena detto?”
Mastro Cane lo guardò storto.
Povero Pirù, che non si capisce nulla di quello che dice.
Il sindaco di Franchezza, Franchino Carate Brianza, lo soppresse con la ‘nduja calabra.

mercoledì 6 giugno 2012

Rossella, la bimba bassina.

Nella grande città di Arcata Superiore viveva una bambina di nome Rossella. Era tenera e paffuta, ben voluta da tutti, ma con un grosso problema. Era bassa. Nonostante i suoi 5 anni, aveva l’altezza di una bambina e tutti la
prendevano in giro per questo.
SEI UNA BAMBINA! SEI UNA BAMBINA!
E lei piangeva di questo, perché è dura per una bambina essere alta come una bambina.
Si disperava, Rossella.
Suo padre Sergio Mascella le comprò un cane per farle compagnia, ma il cane, che non notò che la bambina bassa era in realtà solo una bambina, se la mangiò.
La morale di questa storia è che se sei bassa, almeno non metterti vicino ad un cane.

lunedì 4 giugno 2012

Il pellicano viaggiatore.


Questa è la storia di Tino il Pellicano, che visse mille vite.
Volando da una città all’altra fece molte conoscenze e per sopravvivere fece tanti lavori.
Fece l’indiano a Nuova Delhi .
La statua a New York.
La punta dell’iceberg in Alaska.
Il tanga a Rio de Janeiro.
L’occhiolino in Cina.
La matrioska in Russia, ma rimase intrappolato e morì.

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