Nel castello dei signori Parlagrossa c’era un piccolo signore aguzzo e occhialuto che si intendeva di meteorologia.
Solitamente saliva su un piccolo scranno e cominciava a dissertare sulle notizie metereologiche di tutto il mondo, tanto grande e illimitata era la sua scienza delle scienze.
Ma il piccolo signore era proprio un gran burlone.
Ogni giorno, a suo dire, il mondo tutto era invaso da temporali e anticicloni che distruggevano case e palazzi, bestie, vacche e mucche.
Ma era una burla, sicché tutti ridevano con lui.
Un giorno l’anticiclone delle Azzorre entrò in casa sua spezzandogli tutte le dita delle mani per ritorsione e lo minacciò pesantemente lasciando una foto bruciata della sua famiglia.
Il piccolo signore, spaventato, si ritirò dal lavoro e finì sopraffatto dalla noia e da una moglie cattivissima e senza cuore ma in lista d’attesa.
Le favole che parlano al bambino che c'è in te, traumatizzandolo.
martedì 5 febbraio 2013
Il piccolo signore delle previsioni del tempo.
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mercoledì 16 gennaio 2013
La tartaruga più lenta del mondo.
Quando arrivò, morì.
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giovedì 27 dicembre 2012
L'asino Bu e la vecchia lumaca.
L’asino Bu viveva nella vecchia stalla di mastro Fornaio, il più bravo panettiere di Casal Borgone.
Il suo pane era profumatissimo e l’intero paesino si svegliava al mattino con questo intenso profumo di buono.
Tutti tranne Bu, essendo Bu privo di narici.
Ma aveva una vecchia amica che fungeva da naso e gli spiegava gli odori: la lumaca Benedetta.
Quando c’era profumo di pane, la lumaca, con grazia e dovizia di particolari, si avvicinava all’asino Bu e gli diceva: “C’è un gran profumo di pane.”
“Sì, ma il pane di cosa sa?”, chiedeva Bu.
“Di pane”, rispondeva Benedetta.
L’asino Bu rimaneva sempre un po’ perplesso, visto che la lumaca non è che poi lo aiutasse così tanto a capire.
Era utile quanto una cerniera in faccia.
Tanto valeva sopprimerla.
Il suo pane era profumatissimo e l’intero paesino si svegliava al mattino con questo intenso profumo di buono.
Tutti tranne Bu, essendo Bu privo di narici.
Ma aveva una vecchia amica che fungeva da naso e gli spiegava gli odori: la lumaca Benedetta.
Quando c’era profumo di pane, la lumaca, con grazia e dovizia di particolari, si avvicinava all’asino Bu e gli diceva: “C’è un gran profumo di pane.”
“Sì, ma il pane di cosa sa?”, chiedeva Bu.
“Di pane”, rispondeva Benedetta.
L’asino Bu rimaneva sempre un po’ perplesso, visto che la lumaca non è che poi lo aiutasse così tanto a capire.
Era utile quanto una cerniera in faccia.
Tanto valeva sopprimerla.
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martedì 18 dicembre 2012
Giovannino e la sua barchetta.
Nel paese di Chiesa di Sotto viveva un tenero vecchietto gentile dai modi cordiali di nome Giovannino.
Sin da piccolo aveva imparato l’amore per il mare e per le barche.
Suo padre infatti, il signor Rapone, gli regalò una barchetta, che pian piano crebbe con Giovannino diventando prima peschereccio e poi yacht, con tanto di equipaggio e servitù.
Giovannino però non poté mantenere tutta quella manovalanza e gentaglia, per cui fece la voce grossa e disse: “Gentili signori, scusate per la voce grossa ma oggi va così”.
Così Giovannino, abbandonò la nave che rimase praticamente in balìa di se stessa. Fece armi e bagagli e se ne andò.
Purtroppo le armi erano cariche.
Sin da piccolo aveva imparato l’amore per il mare e per le barche.
Suo padre infatti, il signor Rapone, gli regalò una barchetta, che pian piano crebbe con Giovannino diventando prima peschereccio e poi yacht, con tanto di equipaggio e servitù.
Giovannino però non poté mantenere tutta quella manovalanza e gentaglia, per cui fece la voce grossa e disse: “Gentili signori, scusate per la voce grossa ma oggi va così”.
Così Giovannino, abbandonò la nave che rimase praticamente in balìa di se stessa. Fece armi e bagagli e se ne andò.
Purtroppo le armi erano cariche.
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giovedì 13 dicembre 2012
Orti, pascoli e pecorelle.
I pastori, contrariamente a quanto si dice sulle riviste di gossip, sono persone per bene.
Il pastore Geremia, ad esempio, era sempre stato rispettoso, educato e mai, dico mai, fuori posto.
Si diceva che era a casa, ed era effettivamente a casa.
Si diceva che era in bagno, e se si andava a verificare era effettivamente in bagno.
Un portento, dunque, con un bel gregge che lo seguiva in ogni luogo.
Per i prati, su per le montagne, giù per le vallate e i pascoli sterminati, ma anche in camera da notte e in cucina.
Era un gregge molto affezionato.
Finché un giorno non si trovò a pascolare nell’orto malefico.
Perché quell’orto si chiamasse “malefico” nessuno lo capì, a parte le pecore: dopo averne brucato decisero improvvisamente di portare tutte il segreto nella tomba.
Il pastore Geremia, ad esempio, era sempre stato rispettoso, educato e mai, dico mai, fuori posto.
Si diceva che era a casa, ed era effettivamente a casa.
Si diceva che era in bagno, e se si andava a verificare era effettivamente in bagno.
Un portento, dunque, con un bel gregge che lo seguiva in ogni luogo.
Per i prati, su per le montagne, giù per le vallate e i pascoli sterminati, ma anche in camera da notte e in cucina.
Era un gregge molto affezionato.
Finché un giorno non si trovò a pascolare nell’orto malefico.
Perché quell’orto si chiamasse “malefico” nessuno lo capì, a parte le pecore: dopo averne brucato decisero improvvisamente di portare tutte il segreto nella tomba.
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martedì 4 dicembre 2012
L'incredibile storia della bimba postina.
Mantellina era una tenera bambina che viveva in campagna con la sua dolce mammina.
Accanto alla loro casa viveva la nonna, sempre presa dai suoi ricami e dai suoi merletti.
La mamma diceva: “Mantellina, porta la torta alla nonna”.
E mantellina usciva di casa felice e portava il dolce alla nonna.
La nonna diceva: “Mantellina, porta questi frutti a tua mamma”.
E Mantellina tornava dalla mamma col cesto colmo di frutti.
La mamma diceva: “Porta alla nonna questo pinolo”.
E la bimba andava dalla nonna col pinolo.
La nonna diceva: “Porta questo semino di sesamo alla mamma”.
Allora lì Mantellina, che ne aveva le tasche piene, comprò un fucile a canne mozze.
Finalmente in campagna tornò la quiete.
Accanto alla loro casa viveva la nonna, sempre presa dai suoi ricami e dai suoi merletti.
La mamma diceva: “Mantellina, porta la torta alla nonna”.
E mantellina usciva di casa felice e portava il dolce alla nonna.
La nonna diceva: “Mantellina, porta questi frutti a tua mamma”.
E Mantellina tornava dalla mamma col cesto colmo di frutti.
La mamma diceva: “Porta alla nonna questo pinolo”.
E la bimba andava dalla nonna col pinolo.
La nonna diceva: “Porta questo semino di sesamo alla mamma”.
Allora lì Mantellina, che ne aveva le tasche piene, comprò un fucile a canne mozze.
Finalmente in campagna tornò la quiete.
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lunedì 26 novembre 2012
Il vecchio ciabattino.
Proprio lì in alto, in cima a quel monte imbiancato, si dice vivesse in estrema solitudine un vecchio ciabattino.
Niente di strano, si dirà, chissà perché. E invece ciò che si racconta ha dell’incredibile e del misterioso, perché il vecchio calzolaio in realtà si narra fosse un mago.
Un giorno non troppo lontano, infatti, madama Lorena ebbe bisogno di un paio di tacchi nuovi per le sue scarpette da cerimonia, un bel paio di sandali lilla dalla insolita forma molto allungata.
Madama Lorena, infatti, calzava un 58.
Qualsiasi ciabattino si sarebbe arreso di fronte a un impegno tanto gravoso, sudaticcio e irrisolvibile.
Il vecchio ciabattino invece no.
Quando madama Lorena, dopo aver attraversato i monti per ottenere i suoi servigi, bussò alla sua porta, il vecchio ciabattino aprì lentamente morendo subito dal freddo. Non si era reso conto che intanto era arrivato l’inverno. Per lui era ancora ferragosto.
Così, giacque congelato sul pavimento senza neanche il tempo di dire la sua parola preferita: “Frutteto”.
Niente di strano, si dirà, chissà perché. E invece ciò che si racconta ha dell’incredibile e del misterioso, perché il vecchio calzolaio in realtà si narra fosse un mago.
Un giorno non troppo lontano, infatti, madama Lorena ebbe bisogno di un paio di tacchi nuovi per le sue scarpette da cerimonia, un bel paio di sandali lilla dalla insolita forma molto allungata.
Madama Lorena, infatti, calzava un 58.
Qualsiasi ciabattino si sarebbe arreso di fronte a un impegno tanto gravoso, sudaticcio e irrisolvibile.
Il vecchio ciabattino invece no.
Quando madama Lorena, dopo aver attraversato i monti per ottenere i suoi servigi, bussò alla sua porta, il vecchio ciabattino aprì lentamente morendo subito dal freddo. Non si era reso conto che intanto era arrivato l’inverno. Per lui era ancora ferragosto.
Così, giacque congelato sul pavimento senza neanche il tempo di dire la sua parola preferita: “Frutteto”.
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martedì 20 novembre 2012
La bella locanda dell'oste.
A Vanagloria viveva l’oste Mirko e sua moglie Rosaria Lapazza.
L’osteria si chiamava “Hostaria del vecchio sangue” e i servitori si chiamavano Mario e Robiola.
Tra di loro si chiamavano Ehi oppure Ohu.
Ogni sera avevano dei clienti fissi che si chiamavano Gianni, Rocco, Lauro, Mastro Coso, Minimo, Massimo, Roberto e Aurora.
Nella locanda al piano di sopra dormivano Federico Davanti, che preso alle spalle si chiamava invece Federico Didietro, e poi Marco Cocuzza Quadrata e Mirko, l’oste dell’osteria.
La malattia che sterminò tutta questa gente si chiamava Scannapolli e il dottore che non riuscì a curare l’epidemia si chiamava Franco Norcia.
Il cimitero che li ospita si chiama Terramara.
Ma potete anche chiamarlo Camposanto.
L’osteria si chiamava “Hostaria del vecchio sangue” e i servitori si chiamavano Mario e Robiola.
Tra di loro si chiamavano Ehi oppure Ohu.
Ogni sera avevano dei clienti fissi che si chiamavano Gianni, Rocco, Lauro, Mastro Coso, Minimo, Massimo, Roberto e Aurora.
Nella locanda al piano di sopra dormivano Federico Davanti, che preso alle spalle si chiamava invece Federico Didietro, e poi Marco Cocuzza Quadrata e Mirko, l’oste dell’osteria.
La malattia che sterminò tutta questa gente si chiamava Scannapolli e il dottore che non riuscì a curare l’epidemia si chiamava Franco Norcia.
Il cimitero che li ospita si chiama Terramara.
Ma potete anche chiamarlo Camposanto.
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martedì 13 novembre 2012
Il libro parlante.
In occasione del suo compleanno, il cinghiale Canovaccio ricevette in dono dalla sua fidanzata cinghialina un libro parlante.
Il libro parlava davvero, con accento inglese e con flemma da lord.
Attraverso questo regalo, la cinghialina Filomena intendeva istruire Canovaccio alla vita, affinché imparasse le buone maniere e potesse fare il suo ingresso in società.
Il libro dal canto suo non aveva compito facile: il cinghiale Canovaccio era infatti rozzo e burbero.
L’impresa sembrava proprio ardua. Ma il libro si mise di impegno e istruì il cinghiale a bacchetta.
“Non mettere i piedi sul tavolo!”
“Lascia scendere prima di salire!”
“È severamente vietato sporgersi!”
“Giù i gomiti dal letto!”
“Non parlare con la bocca!”
Canovaccio era pronto per il suo ingresso in società quando fu abbattuto per fare il suo ingresso in macelleria.
Il libro parlava davvero, con accento inglese e con flemma da lord.
Attraverso questo regalo, la cinghialina Filomena intendeva istruire Canovaccio alla vita, affinché imparasse le buone maniere e potesse fare il suo ingresso in società.
Il libro dal canto suo non aveva compito facile: il cinghiale Canovaccio era infatti rozzo e burbero.
L’impresa sembrava proprio ardua. Ma il libro si mise di impegno e istruì il cinghiale a bacchetta.
“Non mettere i piedi sul tavolo!”
“Lascia scendere prima di salire!”
“È severamente vietato sporgersi!”
“Giù i gomiti dal letto!”
“Non parlare con la bocca!”
Canovaccio era pronto per il suo ingresso in società quando fu abbattuto per fare il suo ingresso in macelleria.
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lunedì 5 novembre 2012
Il forestiero nel regno di Manubria.
In un tempo molto lontano, quando ancora non c'era l'aereo, il telefono, il sugo e la manovella, nacque il regno di Manubria, un oasi di pace e di serenità.
Ma un'oasi vera, non di quelle che ti avvicini e poi scompaiono.
Nel regno di Manubria tutti viaggiavano su grossi mezzi con due ruote mossi da una catena collegata a due pedali, un'invenzione straordinaria del genio del regno, il grande Sirtano Mammaliturchi.
Un giorno arrivò nel borgo un forestiero venuto da ancora più lontano.
Mille feste e convenevoli furono organizzati per il viandante pellegrino.
In suo onore fu ucciso il miglior capretto, furono sgozzati fior di agnelli e evirati tutti gli uomini del borgo.
L’intero paese era in festa per la venuta dello straniero.
Il forestiero, incuriosito dai mezzi di locomozione utilizzati nel borgo, disse: Ehi, che belle biciclette!
Il genio del regno, il grande Sirtano Mammaliturchi, trasalì, accorgendosi che quel mezzo spartano eppur funzionante aveva già un nome e dunque anche una probabile altrui primogenitura.
Dallo sconforto accese la tv e si uccise guardando un programma della domenica pomeriggio.
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mercoledì 31 ottobre 2012
Franco Fango e la città senza abitanti.
La vecchia cittadina di Passerotto era famosa in tutto il mondo per il numero dei suoi abitanti.
1.
Per cui diciamo pure che la vecchia cittadina di Passerotto era famosa in tutto il mondo per il numero del suo abitante.
1.
Il suo nome era Franco Fango.
Il suo cognome era il più diffuso in città.
Tutti lo avrebbero conosciuto, se ci fossero stati, ma non c’erano, per cui non potevano conoscerlo.
Se qualcuno, anche di passaggio, anche per puro caso, fosse passato di lì, l’avrebbe conosciuto, ma non passava nessuno.
Non c’erano strade, né palazzi.
Solo la sua casupola in terracotta.
Franco Fango era veramente atterrito dalla situazione.
Un giorno si ammalò e una rana socievole gli portò uno sciroppo magico.
La rana in realtà non era socievole, ma un raro esemplare di Rana Sicario, una specie diffusa nella vecchia Europa.
Tutti gli abitanti del paese, tranne Franco fango, corsero ad ammirarla.
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mercoledì 17 ottobre 2012
Il sire ranocchio
Tutti hanno un capo nella vita.
Operai, braccianti, manovali, tecnici e operai eseguono gli ordini di chi ha più potere e ne sa più di loro, tranne i fabbri, che sanno già tutto e giustamente non accettano consigli nemmeno dagli sconosciuti.
Nel regno di Barbagia il capo del popolo era un ranocchio dal nome Cartesiano, il quale con sommo gaudio e piacere aveva ereditato il regno dal suo folle padrone, il re Quadrato Cateto.
Morto di tifo calcistico, il re lasciò tutto il regno al ranocchio, il quale ad ogni richiesta e decisione rispondeva con un Cra, gonfiando la gola e facendo un salto da campione.
Un giorno tutta Barbagia, per quanto stranita dalla situazione, decise che era giunto il momento dell'investitura ufficiale, organizzando un palio degli anelli in onore del nuovo sire e forgiando una piccola e brillante corona costruita appositamente per lui.
Magistrale fu il banchetto a base di pesce e cacciagione, ma il re tardava ad arrivare, finché un suddito non lo riconobbe nel suo piatto, fritto e impanato alla Veneziana.
La solita fine di quasi tutti i re!
Ma la panatura era ottima e nemmeno tanto grassa.
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mercoledì 3 ottobre 2012
Davide il pescatore.
C'era una volta un giovane pescatore corteggiato da molte fanciulle, di qualunque sesso.
Davide era il suo nome e ogni mattina prendeva canna e attrezzi e si recava al lago, dove pescava il necessario per vivere, dalle Anze alle Ulle.
Era esperto nella pesca della Razza a muso porcino, specie di anguilla che rivendeva a poco perché cibo povero e immangiabile sebbene ricco e commestibile.
Una mattina, dopo aver pescato in abbondanza decise di fare un bagno in acqua.
Le fanciulle che studiavano storia e geografia sulle rive del lago, alla vista di questo splendido ragazzo senza vesti, arrossirono dall'imbarazzo.
Una di loro, in preda a forti palpitazioni, prese fuoco e morì.
Alle altre non rimase che unirsi alla sua morte per la solita banale solidarietà femminile.
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mercoledì 26 settembre 2012
Pistolino il traslocatore.
Quante volte tutti i bambini hanno cambiato casa: due, tre, cento, mille volte forse, ed ogni volta Pistolino era con loro, il traslocatore matto e giocherellone.
La sua ditta di traslochi era vecchia quanto un nonno, e campava grazie a un furgone rosso fiammante con cui girava a destra e a manca, ma soprattutto a manca.
Pistolino era il miglior traslocatore di tutta Roma. Si narra che i suoi avi avessero addirittura costruito il Colosseo.
E il nome lo dimostra.
Gran lavoratore il nostro Pistolino.
Un giorno la marchesa Giuseppina Accetto di Buongrado dovette traslocare per un problema di formiche in cucina, per cui cercò Pistolino per un trasloco pulito e veloce.
Pistolino non lasciava nulla al caso, per cui, di buona lena e con estrema precisione incartò tutto il contenuto della villa e lo spostò col furgoncino nella nuova abitazione a Villa Borghese.
La marchesa era gran contenta del lavoro svolto e pagò molte cento lire per ringraziare Pistolino.
Preciso e attento come sempre, Pistolino non dimenticò di incartare proprio nulla, nemmeno le formiche, una ad una, che rimise al loro posto, proprio dove le aveva trovate, cioè in cucina.
La marchesa si infuriò come una biscia ancora nell’esercizio delle sue funzioni e uccise Pistolino con un coltello rovente, mentre le formiche si avventarono sulla nobile Giuseppina Accetto di Buongrado, rosicchiandole la protesi in legno.
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mercoledì 19 settembre 2012
Pannolone, la splendida città degli anziani.
C’è un paese nel mondo in cui tutti sono molto anziani: la splendida città di Pannolone.
Pippo Tommasino, il nipotino più giovane del paese, disse: “Basta con questi vecchi, ci vuole giovanilismo! Basta con questa cosa che le persone vivono tanto. Da domani bisogna vivere di meno, che sennò non va bene, e poi si fa troppo baccano!”
Tutti seguirono subito il consiglio del saggio bambino, finché dopo un po’ capirono che si trattava di una cavolata galattica e lo soppressero con la varechina e un po’ di gesso mentolato.
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mercoledì 5 settembre 2012
Il principe cane e la regina slovacca.
Nella lontana terra di Germinario, c’era un principe con la faccia di cane e sua mamma, la regina Slovacca proprio non se ne faceva una ragione.
Come poteva un bel ragazzo come il suo figliolo avere quella brutta faccia di cane?
“Che fare?”, si domandava notte e giorno, lasciando al suo consorte tutto il resto delle faccende.
La regina in effetti era troppo occupata a chiedersi “che fare?”
Quando al compimento dei diciotto anni si scoprì che in realtà la faccia di cane era un adesivo facilmente staccabile con un po’ di sapone, fu subito festa, con palloncini, spumanti, donne vergini e non, carte, briscole e tanti tanti balli sfrenati, che durarono fino all’alba, quando un petardo ricordò a tutti che erano le sei e bisognava avviarsi sul luogo di lavoro.
Ah, se solo quel petardo fosse esploso in cielo.
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lunedì 27 agosto 2012
Salsa, bachata e merengue.
Nella scuola di danza di Cirolito Moreno Sauselito Saudagi de Bahia, si faceva la fila per imparare l’arte sopraffina del ballo caraibico. Salsa, merengue e bachata erano le sue specialità.
Tutte le donne erano impunemente innamorate di Cirolito e non vedevano l’ora che facesse notte per sognarlo nottetempo e raccontarlo alle vicine curiose e pettegole.
Ma Cirolito aveva solo una donna nel suo cuore: Joaa Rigoberta de Fango Viziosa Buenos Aires, una bellissima donna di un metro e venti con il fascino di una danzatrice del ventre e il corpo di un guerriero Masai.
Cirolito Moreno Sauselito Saudagi de Bahia e Joaa Rigoberta de Fango Viziosa Buenos Aires ebbero un figlio: Merolito Moreno Sauselito Saudagi de Bahia Rigoberta de Fango Viziosa Buenos Aires, e siccome il suo nome fu anche la prima parola che il bimbo pronunciò, il piccolo morì subito di infarto.
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lunedì 20 agosto 2012
Il ghiro e i sei nanetti.
C'era una volta un ghiro bianco nero dal nome Signorino.
Signorino era morbido e candido come un ghiro, ma dormiglione e sonnolento come un ghiro.
Un giorno d'estate, decise di ripararsi dal troppo caldo in una casa piccola e carina.
Vi entrò, a tratti, e si addormentò su di un morbido lettuccio con doghe in legno, coperte in legno e cuscini in legno.
Al suo risveglio 6 nani con tanto di cappello e sorriso buffo lo guardavano incuriositi.
Chi sei? disse il primo.
Cosa vuoi? disse il secondo.
Che ci fai? disse il terzo.
Chi sei? Disse il quarto.
Ehi, l'ho già chiesto io! disse il primo.
E si menarono tutti di santa ragione morendo tutti di botte e insanguinati.
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giovedì 2 agosto 2012
Tre mucche al matrimonio.
Rodrigo e Calandra erano due giovani promessi sposi che si stavano per unire in matrimonio nella chiesetta di paese di New York City Boy.
Tutto era pronto, banchetto, sedie, tavoli, il banchetto, l’altare, la torta, trionfo di prosciutto in salsa di melone e salsa di prosciutto in profumo di cotone.
Tutto perfettamente pronto e apparecchiato come fosse un matrimonio splendido.
All’improvviso tre mucche, arrabbiate come tori, irruppero nella festa, infuriate poiché nessuno le aveva invitate.
Per riparare, i genitori degli sposi le fecero accomodare al tavolo delle zitelle, il solito tavolo buio e triste senza fiori e candele profumate. Tanto, dicevano, quelle chi le vede?
Renzo, il fotografo del matrimonio, volle immortalarle in una foto di gruppo, ma il flash fu talmente forte che morirono carbonizzate.
In sala si diffuse, così, un sublime profumo di barbeque.
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martedì 31 luglio 2012
Il lupo e la luna.
Se c’è un animale che ulula veramente benissimo è sicuramente il lupo.
Gli viene quasi naturale.
Quel lunedì il lupo Pino era perseguitato da una piccola farfallina che lo inseguiva inferocita.
E tutti sappiamo quanto possano essere moleste le farfalle inferocite.
Il lupo Pino era davvero spaventato.
Ma la farfalla imperterrita lo inseguiva malevola e astiosa.
Nessuno seppe mai la ragione di questa inimicizia tra il lupo e la farfalla, ma tutti conoscevano il legame che univa il lupo alla criminalità organizzata, che decise di intervenire murando la farfallina all’interno di una colonnina di cemento.
Quanto conta, a volte, avere le amicizie giuste.
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